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L’OFF GRID BOX

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L’OFF GRID BOX™ è un modulo di autosufficienza in grado di rendere indipendente qualsiasi unità abitativa.

Off-grid” significa “disconnesso dalle reti“.

schema_cose1Il sistema è un piccolo container alto 2m che arriva agevolmente sul posto, si estraggono i pannelli solari fotovoltaici e si montano sul tetto per produrre energia elettrica e raccogliere l’acqua piovana. I tubi solari sottovuoto producono acqua calda e…

Questo sistema integra:

  • Il fotovoltaico (e il micro-eolico) per l’energia elettrica
  • la raccolta e il trattamento dell’acqua piovana per usi domestici e l’irrigazione
  • il solare termico per produrre acqua calda sanitaria
  • caldaia a pellet o pellet/legna
  • numerosi altri optional

L’OFF GRID BOX recupera l’acqua piovana…


Il tetto fotovoltaico convoglia l’acqua piovana con una grondaia nella cisterna interna da 1500 litri. Una pompa ad alta efficienza con dei filtri meccanici ed UV (Ultra-Violetto) la debatterizzano per poterla usare in casa, nel giardino o nell’orto.

Si possono aggiungere un timer per l’irrigazione, delle cisterne addizionali e/o diluire l’acqua del pozzo se troppo dura o inquinata. Scopri tutti gli optional chiedendo il preventivo.

…e ti porta in casa l’energia
del vento e del sole.


Autoprodursi la corrente elettrica con il sole o con il vento è una grande, grandissima soddisfazione.
L’Off Grid Box ci permette di produrne fino a 20 kWp, stoccarla in sicurezza in robusti accumulatori e convertirla in corrente alternata da usare proprio come quella della rete elettrica ma gratis!

Il sistema solare termico brevettato scalda l’acqua ed è integrato con caldaie a pellet o pellet/legna per riscaldare tutto l’edificio (aumentandone la Classe Energetica). Mettici alla prova!

Ambiente: in arrivo batterie ricaricabili low-cost per accumulo energetico

batteriaUna nuova generazione di batterie ricaricabili che potrebbe rilanciare la corsa di fotovoltaico ed eolico. E’ la nuova tecnologia messa a punto dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology di Boston, che si basa su batterie a flusso in grado di fare a meno delle costose membrane che di solito si usano per separare i reagenti presenti nei dispositivi. La notizia della scoperta è stata pubblicata su Nature Communications, il cui articolo sostiene che le nuove batterie low cost potrebbero favorire la diffusione delle fonti rinnovabili risolvendo una volta per tutte i problemi legati all’accumulo dell’energia, tipico delle fonti intermittenti come sole e vento. Il nuovo dispositivo ideato dagli scienziati del MIT contiene due diversi liquidi (una soluzione di bromo e una di idrogeno) che passano da un elettrodo all’altro attraverso un canale. Questo genera una serie di reazioni elettrochimiche che consentono di produrre e immagazzinare energia.

La grande novità, come anticipato, consiste nell’assenza di costose membrane per separare i due liquidi, che invece rimangono distinti grazie al fenomeno del flusso laminare, che permette di far scorrere le due soluzioni senza che avvengano reazioni tra i fluidi.

Secondo le stime dei ricercatori, la nuova batteria potrebbe produrre energia a un costo di 100 dollari per kilowattora, che potrebbe essere interessante per le società di servizi pubblici americane.

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Immagazzinare l’ energia pulita in casa prodotta da fonte rinnovabile

Una interessante soluzione per immagazzinare l’ energia pulita auto-prodotta in ambito domestico: Densys, l’energy storage domestico made in Germany.

Vale la pena fare una piccola recensione per vedere le caratteristiche ed i vantaggi di questo prodotto innovativo che se ben sfruttato può procurare sensibili risparmi per l’utilizzatore domestico dotato di un impianto fotovoltaico e/o di un impianto mini eolico.

Si tratta di un nuovo sistema d’accumulo, che rispetta completamente la normativa italiana, e che consente di:

  • produrre energia pulita da fonti rinnovabili
  • accumularla
  • gestirla in modo ottimale, massimizzando l’autoconsumo

 

Immagazzinare l’ energia auto-prodotta

L’obiettivo è sempre quello: privilegiare l’utilizzo di energia prodotta, o meglio auto-prodotta, da fonti rinnovabili e ridurre l’utilizzo della elettricità di rete in ambito domestico. L’elettricità della rete pubblica, infatti, oltre ad essere per la maggior parte dei casi prodotta ancora da fonti fossili inquinanti, è anche molto più costosa per il consumatore finale. Questo infatti, oltre a pagare in bolletta il Kwh acquistato, viene caricato anche di tutte le spese relative ai servizi, oneri generali di sistema, addizionali, imposte, ecc… Tutte voci di costo della bolletta che fanno raddoppiare il prezzo finale di acquisto dell’energia rispetto al costo effettivo del kilowattora elettrico.

immagazzinare energia elettrica casa

La stazione di accumulo Densys, dunque, se da un lato vuole privilegiare le autoproduzioni da fonti rinnovabili rispetto al prelievo dalla rete elettrica sfruttando al massimo l’energia autoprodotta, dall’altro vuole immagazzinare l’energia pulita auto-prodotta necessaria al soddisfacimento del proprio fabbisogno, fino alla successiva ricarica delle batterie.

Questo sistema di accumulo, infatti, grazie all’apporto di energia prodotta da fotovoltaico ed eventualmente  anche dall’eolico, arriva tranquillamente a soddisfare il fabbisogno elettrico di una famiglia composta da 3-4 persone.

 

Non solo immagazzinare l’energia, ma anche gestirla in maniera intelligente

Il sistema di “storage” elettrico domestico, oltre ad immagazzinare l’energia pulita per renderla disponibile in qualsiasi momento (anche di notte), ha la peculiarità di una gestione intelligente dell’approvvigionamento energetico. Attraverso il monitoraggio continuo del flusso di consumo dell’abitazione, infatti, il sistema può privilegiare, nei momenti di maggiore insolazione, l’utilizzo diretto ed immediato dell’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici. L’energia non istantaneamente utilizzata dall’abitazione, andrà a ricaricare le batterie. Solo quando le batterie sono completamente cariche, il sistema andrà ad immettere l’energia in eccesso nella rete elettrica. Questa energia verrà valorizzata col meccanismo dello scambio sul posto o del ritiro dedicato da parte del Gse (cioè vendita “convenzionata” di energia) .

L’immagazzinamento dell’energia è sufficiente per un’autonomia di diversi giorni anche in assenza di sole, dipende dai consumi delle utenze, e solo quando le batterie sono completamente scariche il sistema, comunque allacciato alla rete pubblica, attingerà dall’elettricità di rete. In questo modo si garantisce, a differenza dei sistemi completamente isolati (stand-alone o off-grid), la sicurezza dell’approvvigionamento elettrico in qualsiasi momento.

 

I sistemi per immagazzinare l’energia prodotta da fonti rinnovabili in ambito domestico (e non solo) rappresentano la nuova era del fotovoltaico in quanto consentono di utilizzare la “propria” energia riducendo i consumi di rete e le bollette elettriche.

 

 

Qualche dettaglio tecnico

Uscita

  • Capacità di accumulo: 9-12 Kwh (ma ci sono anche altri modelli)
  • Uscita (in corrente alternata): 230 Volt e 50 Hz
  • Potenza in uscita: 4,5 kw
  • Corrente nominale in uscita: da 20 a 50 Amp.

Entrata in corrente continua da fotovoltaico o eolico

 

  • potenza fotovoltaico: 3Kw
  • tensione ottimale MPPT: 160V
  • tensione massima consentita: 180V
  • rendimento: 99%

Entrata in corrente continua ba batterie

 

  • tensione da batterie: da 38 a 58 Volt
  • corrente di carica batteria: 50-40 A
  • tipo di batteria: Piombo Gel
  • vita attesa della batteria: più di 10 anni con un livello di scarica medio dell’80%

Caratteristiche del prodotto

 

  • Efficienza massima: 93%
  • Applicabile modalità stand-alone (funzionamento in isola)
  • Dispositivi di protezione per cortocircuito, sovraccarico, sovratemperatura
  • scarica profonda della batteria
  • Temperature di funzionamento: da -15 a + 50°C
  • umidità massima di funzionamento: 80%
  • altitudine massima di funzionamento: 1.000 msl
  • ventilazione forzata
  • opzionale: collegamento in parallelo
  • integrato: bypass
  • interfaccia per il monitoraggio remoto
  • compatibilità normative:
    CEI EN 60335-1
    CEI EN 50178
    CEI EN 62040-1

Fonte: www.fotovoltaiconorditalia.it

Accumulo ed autoconsumo da fotovoltaico ed eolico: domus free energy

L’accumulo e lo stoccaggio dell’energia autoprodotta è oggi la soluzione ottimale per ottenere l’autonomia energetica. Essere indipendenti, o meno dipendenti, dai prelievi di rete consente di ottenere elevati risparmi energetici riducendo, se non azzerando, le bollette elettriche. Le bollette sono infatti gravate da numerose voci di costo aggiuntive rispetto al “puro” prezzo dell’energia: si tratta dei costi di rete, di distribuzione, dispacciamento, oneri generali di sistema, addizionali, imposte, ecc.

L’obiettivo è uno: risparmiare accumulando e gestendo in maniera intelligente le fonti rinnovabili della propria casa.

Acquistando l’elettricità in bolletta, infatti, si paga circa il doppio del prezzo effettivo dell’energia elettrica venduta sul mercato.

Un sistema di accumulo di energia prodotta da fonti rinnovabili in ambito domestico, prodotto interessante da recensire, è il Domus Free Energy.

Domus free energy è una stazione di accumulo e gestione di energia prodotta in ambito domestico, adatto ad una famiglia di 3-4 persone, che può far risparmiare gran parte delle spese energetiche addebitate in bolletta.

 

Come funziona il sistema di accumulo

accumulo fotovoltaico

La stazione di stoccaggio domestico trasforma l’energia fotovoltaica ed eolica in energia elettrica che, grazie alle batterie di accumulo, è resa disponibile anche nei momenti in cui il sole non splende o il vento non soffia. In questo modo parte dell’energia in eccesso prodotta di giorno può essere utilizzata di sera o di notte, quando nelle case avviene la maggior parte dei consumi.

L’aspetto interessante è la possibilità di “ibridare” il sistema energetico della casa: al “classico” impianto fotovoltaico, infatti, si può aggiungere un mini impianto eolico ed eventuali altre fonti rinnovabili di approvvigionamento energetico. Le diverse fonti, insieme ed in maniera complementare, riescono a produrre con un investimento minimo molta più energia di quanta effettivamente se ne abbia bisogno in ambito domestico.

Un aspetto interessante della stazione di accumulo domus free energy è la gestione intelligente dei flussi energetici in entrata ed in uscita dal sistema. Sui consumi di casa, la priorità è data sempre e comunque all’energia autoprodotta. Qualora “il sole non splenda” o “il vento non soffi”, il sistema renderà disponibile l’energia accumulata nelle batterie. Solo quando queste sono completamente scariche, allora il sistema attingerà dalla rete Enel, alla quale tutto l’impianto rimane comunque allacciato.

Viceversa, quando “il sole splende” o “il vento soffia”, l’elettricità prodotta viene convogliata all’utenza di casa (se c’è richiesta) o, se non c’è richiesta, viene convogliata in ordine di priorità: prima alle batterie e poi, quando queste sono completamente cariche, alla rete elettrica di enel.

Come è giusto, la priorità di prelievo viene sempre data al proprio impianto da fonte rinnovabile.

L’energia ceduta alla rete enel, ricordiamolo, non viene “regalata”, ma viene valorizzata col meccanismo dello scambio sul posto o della vendita a prezzi minimi garantiti.

I passaggi e la gestione dei flussi energetici tra fotovoltaico/eolico , batterie e rete  avviene ovviamente tutto in automatico senza alcuna interruzione della fornitura elettrica.

 

Quanto durano le batterie e quanta elettricità sono in grado di accumulare?

Le batterie, batterie al piombo gel, hanno una vita attesa superiore ai 10 anni con un livello di scarica medio dell’80%, e sono in grado di accumulare da 6 a 12 Kwh di corrente elettrica, sufficiente a garantire indicativamente un’autonomia energetica di circa 24 ore per una famiglia media di 3-4 persone.

 

 

Hai già il fotovoltaico o un mini eolico?

La stazione di accumulo e monitoraggio Domus Free Energy è applicabile anche ad impianti fotovoltaici o eolici esistenti fino a 3 kw di potenza.

 

sistema di accumulo e autoconsumo da fotovoltaico ed eolico

 

Fonte: www.fotovoltaiconorditalia.it

Fotovoltaico: come aumentare autoconsumo e risparmio

Come risparmiare in bolletta? Col fotovoltaico aumentare l’ autoconsumo vuol dire aumentare il risparmio in bolletta. Se installo un impianto fotovoltaico sopra il tetto di casa, un impianto da cui attingere prima di tutto per il fabbisogno domestico, ho la possibilità di ridurre i prelievi dalla rete ottenendo un notevole risparmio in bolletta. L’autoconsumo della propria energia è il fattore di maggiore convenienza per chi installa un impianto fotovoltaico ed aumentare l’autoconsumo è un modo per massimizzare i benefici economici per il titolare dell’impianto.

Ma quali strumenti abbiamo a disposizione per aumentare l’autoconsumo dall’ impianto fotovoltaico?
La tecnologia offre oggi molte innovative soluzioni per aumentare autoconsumo domestico e risparmio in bolletta, ma prima vediamo perchè e quanto è importante l’autoconsumo.

Di solito gran parte dell’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico viene immessa nella rete pubblica. Gli utilizzatori domestici ne usano normalmente solo una parte per il proprio fabbisogno, i rimanenti kwh prodotti vengono immessi in rete, perdendo parte del loro “valore effettivo”. La quota di energia pulita auto-prodotta ed utilizzata direttamente è l’ autoconsumo diretto.

La quantità di autoconsumo diretto dipende da almeno due fattori:

  • la dimensione dell’impianto
  • il tipo di consumo dell’utente (essenzialmente: le fasce orarie di consumo)

impianto fotovoltaico in autoconsumo domestico

In genere la quota di autoconsumo si aggira a meno del 50%. Mediamente siamo intorno al 30%. Ciò vuol dire che se in un anno l’impianto fotovoltaico produce 3.000 Kwh:

  • 900/1.000 Kwh sono quelli che riesco ad autoconsumare (ed è questo l’effettivo risparmio in bolletta);
  • circa 2.000 Kwh vengono immessi in rete e valorizzati con prezzi di mercato, inferiori ai prezzi lordi che effettivamente pago in bolletta

In questo esempio l’impianto fotovoltaico sgrava la rete elettrica di circa 1.000 kwh l’anno ed il titolare “sgrava” le bollette di circa  250 euro l’anno (ipotizzando un costo in bolletta lordo di 0,25 €/kwh).

L’autoconsumo ha un altro vantaggio “di efficienza”: autoconsumare sul luogo stesso della produzione evita le perdite di trasmissione cioè quelle perdite di energia causate dal trasporto sulla rete pubblica.

In questo esempio si capisce bene come, se si riuscisse ad elevare la quota di autoconsumo al 100% della produzione dell’impianto, il titolare si garantirebbe un risparmio annuale di circa 750 euro l’anno. Con questa quota di risparmio annuale riuscirebbe ad ammortizzare un impianto da 7mila euro in meno di dieci anni senza considerare incentivi, detrazioni fiscali, scambio sul posto o vendita. Il costo dell’energia in bolletta, inoltre, aumenterà di almeno il 20% nei prossimi 10 anni. Questo fa innalzare in proporzione la quota di risparmio.

 

Esistono tecnologie in grado di aumentare  l’ autoconsumo?

Sì. Esistono diverse soluzioni sul mercato in grado di ottimizzare il profilo di carico dell’utente ed in grado di accumulare tramite batterie l’energia prodotta per utilizzarla nei momenti in cui l’impianto non produce.

Ci sono tre tipi di soluzioni tecnologiche che aumentano la quota di autoconsumo:

  • quelle che modificano il profilo di carico dell’utente
  • quelle che utilizzano batterie per stoccare l’energia fotovoltaica prodotta in eccesso
  • quelle che utilizzano insieme le due strategie precedenti

Nel primo caso si tratta di utilizzare degli “ottimizzatori” di carico che sono in grado di avviare in modo mirato alcuni elettrodomestici nei momenti in cui il fotovoltaico produce molta energia. Ovviamente lo stesso risultato può essere ottenuto modificando le proprie abitudini di consumo (ad es. programmando la lavatrice, la lavastoviglie, forno, ecc.. di giorno anzichè di notte, negli orari in cui l’impianto fotovoltaico è meglio esposto al sole, ecc..)

Nel secondo caso vengono utilizzate batterie, in genere batterie al piombo, al nichel o agli ioni di litio, in grado di accumulare l’energia in eccesso per riutilizzarla nelle ore serali e notturne. In questo caso l’efficacia dipende dal dimensionamento dell’impianto e delle batterie stesse.

Nel terzo caso si tratta di combinare le due strategie indicate ottenendo il massimo dei benefici: da un lato ottimizzare il consumo domestico in funzione della produzione dell’impianto, dall’altro immagazzinare l’energia in eccesso di giorno per utilizzarla la sera. La combinazione di queste strategie può portare ad un autoconsumo totale di almeno il 70%, quota che già oggi, con i prezzi di oggi, porta un impianto ad essere conveniente anche senza incentivi nè detrazioni fiscali.

Ecco un grafico che rende l’idea dei vantaggi dell’ottimizzazione.

Fatta 100 l’energia prodotta dal mio impianto, ecco quanto posso alzare la quota di autoconsumo ottimizzando i carichi e usando batterie.

Fotovoltaico aumentare autoconsumo risparmio

 

Fonte: www.fotovoltaiconorditalia.it

Autoconsumo e schema connessione impianto fotovoltaico

L’ autoconsumo in sito dell’energia prodotta da un impianto fotovoltaico è sempre il fattore di maggior risparmio per l’utente.

Utenti dello scambio sul posto, superato nel quinto conto energia con un sistema incentivante premiante “omnicomprensivo”, lamentano che le bollette elettriche ricevute a seguito dell’installazione di un impianto fotovoltaico sono uguali, se non superiori, a quelle che ricevevano precedentemente alla installazione dell’impianto fotovoltaico.

In effetti un utente dello scambio sul posto che produce, autoproduce, energia elettrica, dovrebbe avere la possibilità prima di tutto di usufruire istantaneamente dell’energia elettrica auto-prodotta, prima che questa venga immessa in rete. Spesse volte così non è.
Perchè?

A volte erroneamente le utenze vengono connesse alla rete elettrica nazionale attraverso uno schema di connessione errato ( o meglio: superato) che immette direttamente Tutta l’energia prodotta in rete, per poi riprelevarla dalla rete “istantaneamente” o al momento del bisogno. Secondo questo vecchio schema tutta l’energia autoprodotta viene conteggiata dal contatore bidirezionale in entrata e in uscita dalla rete (cfr. figura: M1). A sua volta, così, tutta questa energia auto-prodotta viene conteggiata in bolletta. Così non dovrebbe essere perchè bypassa il vantaggio ed il potenziale dell’ autoconsumo istantaneo.

Autoconsumo istantaneo : il corretto schema di connessione

Il primo vantaggio dell’ avere un impianto fotovoltaico è prima di tutto la possibilità di autoconsumare istantaneamente (“in sito”). L’autoconsumo permette di avere sensibili risparmi autoproducendo al momento del bisogno (e non solo) l’energia consumata. Ovviamente per ottimizzare al massimo i vantaggi bisogna consumare il più possibile al momento della produzione. Questo dà la possibilità di ridurre considerevolmente la quantità di energia prelevata dalla rete e pagata in bolletta al fornitore elettrico. Le bollette elettriche, ricordiamolo, includono molte voci di costo: dalla quota energia a quella sui servizi di distribuzione, dispacciamento, agli oneri generali di sistema, fino alle imposte (si veda, ad esempio a questo proposito, il post: come leggere la bolletta elettrica).

Quando invece si produce energia senza consumare, la rete elettrica nazionale viene utilizzata come se fosse uno strumento di immagazzinamento dell’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico: l’ energia prodotta dall’impianto ma non contestualmente / istantaneamente autoconsumata viene quindi immessa nella rete nazionale (RTN) a beneficio del sistema elettrico nazionale.

schema connessione impianto fotovoltaico

Schema connessione impianto fotovoltaico

In questa figura è riportato il corretto schema di connessione e di misurazione, cioè di posizionamento dei contatori elettrici (M1 e M2) per permettere il giusto conteggio dell’energia autoconsumata e immessa in rete: per questo infatti, per determinare i benefici economici della tariffa omnicomprensiva e della tariffa premio sull’autoconsumo del quinto conto energia, è sufficiente rilevare la quantità di energia immessa in rete e quella autoconsumata in sito, non tutta l’energia prodotta, infatti, deve per forza essere immessa direttamente in rete, parte di questa può e deve essere immediatamente autoconsumata.

Il contatore M1 misura quindi i flussi in entrata e in uscita dalla rete elettrica pubblica.

Il contatore M2, invece, misura la quantità totale di energia prodotta dall’impianto fotovoltaico. Questo, misurando tutta l’energia prodotta dal sistema fotovoltaico, permette di rilevare, per differenza, la quantità di energia autoconsumata in sito: sottraendo la quantità di energia fotovoltaica immessa in rete (misurata con M1)  dalla quantità totale dell’energia prodotta dall’impianto (misurata con M2) si ha la quantità di autoconsumo.

La quantità di energia elettrica prodotta (e misurata da M2) è sempre maggiore o uguale alla quantità di energia elettrica immessa in rete (misurata da M1, in uscita) poiché parte della produzione può essere autoconsumata istantaneamente senza utilizzare la rete.

 Fonte: “Modalità e condizioni tecnico economiche per lo Scambio sul Posto” dic.09 – Aeeg

da: www.fotovoltaiconorditalia.it

lampada da giardino ad energia solare fai da te

Pochissimi componenti elettronici che saranno comunque in grado di alimentare uno o più led di potenza, anche con una sola pila ricaricabile da 1,2V.
La funzione di gestione ovviamente della carica e della rivelazione luminosa esterna, che servirà per l’accendimento e lo spegnimento automatica della stessa lampada, sono affidato ad un piccolo integrato prodotto dalla ditta PREMA SEMICONDUCTOR (PR4403).
datasheet dell’integrato

Vediamo insieme lo schema elettrico suggerito per la vostra lampada ad energia solare

Il pannellino fotovoltaico è usato per produrre sia energia, sia per rilevare la quantità di luce già presente nell’ambiente esterno. Questo accorgimento permette di rendere non necessaria la fotoresistenza. L’integrato per pilotare il Led impiegato avrà una tensione d’alimentazione tra 0,9V e 1,9V. L’induttanza esterna (L1 dell’immagine) stabilirà la corrente che andrà al led e come vedete dall’immagine che alleghiamo non sarà necessaria la fotoresistenza, perchè il pannelli fotovoltaico stesso farà le veci di sensore di luce tramite la resistenza RLS con la quale si potrà anche modificare la soglia di luce sotto la quale vorrete che il Led si accenda. L’integrato PR4402 avrà al suo interno un convertitore switching step-up che permetterà di ottenere in uscita tensione maggiore rispetto a quella d’ingresso presente della pila ricaricabile, inoltre vi fornirà protezione dalla autoscarica della pila stessa che sarà staccata non appena la pila presenterà una tensione inferiore a 80mV.

Visto la tensione di alimentazione con cui lavora l’integrato è consigliabile una pila da 1,2V con una capacità ricaricabile pari o superiore a 2000mAh. Questo assicurerà una maggiore quantità di energia accumulabile e un incremento di durata di utilizzo notturno. La tensione del pannellino solare deve essere di 2,4V e la corrente prodotto non superiore a 200mA. Il diodo che collegherete in serie al pannellimo è bene che abbia una tensione di soglia molto bassa cosi che le perdite di energia siano ridotte al minimo.

lampada da giardino

Schema elettrico per costruire una lampada da giardino ad energia solare.

Calcolare correttamente la resistenza, l’induttanza, scegliere il Led e la pila adeguata

Come calcolare la resistenza RLS. La resistenza variabile RLS, che stabilisce il livello di luce esterno che desideriamo per l’accensione automatica del led, ha normalmente un valore intorno a 1,2M?. Per calcolare esattamente il valore della resistenza RLS in funzione del valore di soglia Von che vogliamo, possiamo affidarci alla seguente formula, presa dal datasheet dell’integrato:

RLS= ((Von * R2) / Vref) ? (R1 + R2)

R1, R2 e Vref sono già noti e sono rispettivamente R1= 30k?, R2= 400k? e Vref = 200mV

Come scegliere l’induttanza L1. L’induttanza deve essere scelta in base alla corrente che desideriamo fornire al LED della lampada. Nella figura sotto, sono riportati i valori dell’induttanza in funzione della corrente che vogliamo in uscita. Usare induttanze di valore più basso di quello corretto può causare un comportamento difettoso del circuito. Le induttanze usate negli alimentatori switching sono altamente raccomandate.

Come scegliere il LED di potenza. La durata di vita di un LED può essere ridotta se il LED viene sottoposto a condizioni di funzionamento che non rientrano in quelle specificate del produttore. E’ quindi importante controllare sempre la scheda tecnica del LED che vogliamo usare per la nostra lampada ad energia solare e controllare soprattutto la massima corrente a cui può essere sottoposto. Se vogliamo avere maggiore luminosità ed il LED da solo non è in grado di sopportare una certa corrente, è possibile collegare in parallelo due o più LED. In questo modo la corrente viene divisa su più LED.

lampada da giardino

Schemi di resistenza ed induttanza per costruire una lampada ad energia solare fai da te.

La pila ricaricabile. La tensione d’ingresso può essere al massimo di 1,9V. E’ raccomandato l’uso di pile ricaricabili NiCd o, ancora meglio, di pile ricaricabili NiMh (tipo AA o AAA). Le batterie al litio non sono consigliate a causa della loro maggiore tensione. La pila è bene che sia collegata all’integrato PR4403 con collegamenti più corti possibili in modo da ottenere basse cadute di tensione lungo la linea. La caduta di tensione tra pila e integrato incide sulla corrente del LED e quindi sul funzionamento e sull’efficienza della nostra lampada solare da giardino. Nei casi in cui il collegamento corto non sia possibile, è bene inserire un condensatore tra l’alimentazione Vcc e la massa Gnd. Normalmente un valore di 100nF è sufficiente.