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Un mondo fragile: arriva in Italia il film sullo sfruttamento delle piantagioni in Colombia

un mondo fragile

Un mondo fragile è quello in cui oggi ci troviamo a vivere dopo decenni di indiscriminate attività che hanno impoverito la nostra terra e di conseguenza tutti noi. Il cinema più volte si è occupato di queste tematiche e a breve nelle sale italiane arriverà un nuovo film distribuito da Satine Film che vanta il patrocinio e la collaborazione con Slow Food Italia.

Si tratta appunto di “Un Mondo fragile” che, come racconta Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia:

“ci ha immediatamente colpito per la straordinaria sensibilità e il talento del giovane regista, Cesar Acevedo. Nella storia che ci regala troviamo tanti stimoli di riflessione: il pianeta malato ha bisogno che ce ne prendiamo cura e che rimettiamo al centro l’uomo e la natura, sacrificando lo sfruttamento della terra e la speculazione

Il film, ambientato in Colombia, racconta la storia di una famiglia e della crisi della sua identità in un mondo che cambia (in peggio) e mette a repentaglio la vita e le tradizioni radicate nel tempo delle popolazioni che hanno sempre vissuto dignitosamente lavorando la terra.

Lo scenario che si trova di fronte il vecchio contadino Alfonso, infatti, tornato nella sua terra per prendersi cura del figlio malato è ben diverso da quello che aveva lasciato molti anni prima: lo sfruttamento intensivo delle risorse ha ormai cambiato la conformazione di quella terra con conseguenze molto gravi, ci sono infatti continue piogge di ceneri dovute alle nuove immense piantagioni di canna da zucchero.

Non c’è altra soluzione: la famiglia per salvarsi deve andare via, ma come si fa ad abbandonare la propria casa, la propria terra, un posto che si ama anche se ormai è distrutto?

Dal 24 settembre “Un Mondo fragile”, premiato a Cannes con la Camera d’Or, approderà nelle sale italiane. Slow Food invita tutti ad andarlo a vedere:

Siamo onorati di poter accompagnare, con il nostro patrocinio, la distribuzione italiana del film e invitiamo tutti i nostri soci e simpatizzanti a non perdersi questa opera bellissima, con la speranza che arrivi al loro cuore come è arrivata al nostro”.

Francesca Biagioli

Pellworm, l’isolotto completamente autosufficiente

Eolico e fotovoltaico forniscono tutta l’energia per soddisfare il fabbisogno degli abitanti dell’isola. L’elettricita’ i piu’ viene poi esportata verso il continente

 

Si chiama Pellworm ed è un isolotto tedesco spazzato dal vento, completamente sostenibile dal punta di vista energetico. L’isolotto si trova nel Mare del Nord a circa un’ora di distanza dalla terraferma ed è completamente sostenibile: produce tre volte l’energia elettrica necessaria ai suoi abitanti.

Su iniziativa dei cittadini, infatti, sono state installate ai confini dell’isola 8 pale eoliche che forniscono tutta l’energia necessaria a soddisfare il fabbisogno dei 400 residente e dei turisti. L’elettricità in più viene esportata verso il continente.  Il percorso green dell’isolotto è iniziato ‘negli anni Ottanta, quando le eoliche e i pannelli solari sono stati testati sull’isola’ ha affermato il sindaco Juergen Feddersen ‘E’ ad allora che risale la nostra reputazione di isola delle rinnovabili’.

L’inizio della svolta green ha portato molti agricoltori dell’isola a convertirsi in produttori di energia pulita: le pale eoliche appartengono a 40 famiglie che abitano l’isola. Come si quando non c’è vento o sole? Si ricorre alle biomasse: una centrale a biogas trasforma mais e letame in metano, poi in elettricità.

L’isola è anche attenta al rispetto dell’ambiente: proteggere la natura è uno degli scopi principali degli abitanti, che vorrebbero tenere lontani i cambiamenti climatici.

gc

Fonte: www.ecosenen.net