Il crowdfunding, nuovi modi di fare impresa “dal basso”

Negli anni vengono coniati e diffusi nuovi termini e uno molto interessante è crowdfunding. Di cosa si tratta e cosa significa?
Il crowdfunding è un nuovo modo di fare impresa, letteralmente significa “finanziamento dalla folla”, un finanziamento “dal basso” che mobilita persone e risorse. Nello specifico consiste in una raccolta fondi che avviene online per mezzo della nostra rete di contatti, che siano essi amici, follower o fan, e che sfrutta l’enorme potenziale della viralità del web, ambiente che permette l’incontro tra la domanda di finanziamenti da parte di chi promuove dei progetti e l’offerta di denaro da parte degli utenti.
Il crowdfunding è lo strumento attraverso il quale chiunque può diventare finanziatore o essere finanziato, sentirsi mecenate di un progetto nel quale crede o trovare le ali per far volare il proprio sogno.
Come è possibile attivare un’iniziativa di crowdfunding? Ecco alcuni esempi:
Com-Unity, un portale italiano di crowdfundig in grado di offrire un’opportunità a chi ha un’idea e intende realizzarla, utilizzando le potenzialità della rete e dei social network.
Progettato dalla Banca Interprovinciale di Modena, all’interno di Com-Unity è possibile trovare diverse iniziative in ambito umanitario, sociale, culturale e scientifico, alle quali possiamo aderire e contribuire attraverso una piccola o grande donazione. Ogni singolo progetto presentato viene valutato da un comitato etico indipendente che ne verifica la liceità, dopodiché un team di tutor fornisce supporto per quanto riguarda l’iter di pubblicazione mentre la banca gestisce il denaro a garanzia dei donatori e dei proponenti.
Il crowdfunding è un processo collaborativo che vede un gruppo di persone utilizzare il proprio denaro a sostegno di altri, siano singoli individui o organizzazioni.
Su BuonaCausa.org si dà l’opportunità ad associazioni, aziende, donatori ed attivisti di collaborare su iniziative e progetti di valore sociale. In questo modo si consente di dar vita a raccolte fondi, appelli, petizioni ma anche di diventare testimonial per una “buona causa“.
ShinyNote è un’altra piattaforma di crowdfunding Made in Italy nata nel 2009 da un’idea di due bresciani per dare vita a uno spazio condiviso tra organizzazioni non profit e semplici cittadini, uno spazio in cui narrare storie di persone e finanziare progetti di solidarietà.

Abbiamo immaginato un social network fondato su basi etiche.
Lo abbiamo costruito intorno alle storie delle persone, per le persone che sanno rintracciare
nel quotidiano una scintilla di positività e speranza. Perché nessun uomo è un’isola.

Questi sono solo alcuni degli esempi che si possono trovare in rete, l’universo del crowdfunding è molto più ampio. E voi avete mai usufruito di queste piattaforme per promuovere un progetto di valore o magari ne avete finanziato uno? 

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Gli incentivi, il caro-energia

Come è noto ai lettori di Qualenergia.it sui numeri e i costi dell’energia si gioca da tempo una partita decisiva per il nostro futuro e sulle scelte politiche. Quanti sono davvero i sussidi? Chi favoriscono? Quanto pesano sulle bollette di cittadini e imprese?

Se sulla quantità di incentivi alle fonti rinnovabili si sa tutto (circa 12 i miliardi di euro che pesano sulle bollette elettriche), assai meno trasparente è la questione di quelli riservati alle fonti fossili. Legambiente da qualche anno fa un benemerito lavoro di ricerca e pochi giorni fa ha diffuso il suo dossier (allegato in basso) da cui si ricava che tra sussidi diretti (quelli per esempio per gli impianti Cip6), sconti su accise (quali quelli di cui beneficiano gli autotrasportatori), riduzioni varie, legislazioni favorevoli al trasporto su gomma, si arriva a una cifra superiore ai 17 miliardi di euro.

Come ogni anno si sono levati alti lai di Assoelettrica che contesta quei dati. Ma la credibilità di quello che è rimasto l’ultimo “covo” dei difensori delle fossili, mentre le maggiori utilities cambiano politiche, è ridotta sotto zero. Quello che servirebbe sono dati certi forniti dal Governo che invece tace, incapace di fare scelte se non quelle confuse e dannose che hanno portato a spalma-incentivi su rinnovabili da una parte e allo sblocca-trivelle dall’altra. Quindi resta forte il sospetto che in realtà la struttura stessa di incentivi e sconti in tutti questi anni, e anche adesso, contrariamente a quel che si pensi genericamente, abbia ben più favorito le fossili rispetto alle rinnovabili.

Altra questione, altrettanto annosa, è il costo dell’energia. Più volte ho provato a spiegare che questo problema riguarda solo le piccole e medie imprese, e tra queste, solo quelle per cui il costo riferito alla sola energia è percentuale significativa della loro struttura dei costi. Un problema quindi limitato su cui si potrebbe facilmente intervenire senza provvedimenti dannosi e retroattivi.

Ora sono usciti gli ennesimi dati (in questo caso la fonte è RSE, report allegato in basso) che confermano quest’analisi. Dalla tabella qui sotto si evince infatti che per le famiglie il costo dell’energia in Italia è minore della media europea.

È vero che invece risulta più alto in Italia che in Europa per tutte le categorie di imprese, ma se il confronto lo facciamo con la Germania le cose cambiano: le famiglie tedesche pagano addirittura il 50% in più delle nostre e le imprese energivore sono perfettamente allineate, mentre per le piccole medie imprese il delta a sfavore di quelle italiane si riduce al 4÷8% (dati che anche nel 2012 il presidente dell’Autorità aveva indicato nella presentazione della  relazione annuale, ndr).

Perché fare il confronto con la Germania? Perché è il paese di riferimento in Europa, perché ha la struttura del sistema economico più simile alla nostra, con una rilevante quota del manifatturiero, perché è il Paese con il maggior interscambio con il nostro, e perché, provate a chiedere a un imprenditore italiano con chi si trova a competere all’estero.

Riusciranno questi dati a sgomberare il campo da una polemica noiosa e falsa (alti costi dell’energia causati dai sussidi alle rinnovabili)? Sono pessimista per quanto riguarda il breve termine, perché purtroppo la cattiva politica e l’informazione distratta non aiutano, ma non c’è alcun dubbio che siccome “i fatti hanno la testa dura”, alla fine vinceranno rinnovabili ed efficienza. Vogliamo attrezzarci?

Camminare 20 minuti al giorno riduce il rischio di disabilità

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Camminare già solo 20 minuti al dì serve a scongiurare qualsiasi forma di disabilità. Camminare fa bene, benissimo, e lo è ancora di più per i più anziani, per i quali il rischio di perdere rapidamente la propria capacità di muoversi in tutta autonomia è decisamente più elevato.

È il risultato che emerge dallo studio LIFE, Lifestyle Interventions and Independence for Elders, un’indagine sugli stili di vita e sull’autonomia degli anziani condotta da alcuni ricercatori dell’Università di Yale e pubblicata sul Journal of the American Medical Association.

LO STUDIO – LIFE è il più grande studio randomizzato mai condotto sull’attività fisica e sull’educazione sanitaria dei più anziani. Coordinato dagli studiosi dell’Università della Florida, a Gainesville, lo studio ha arruolato 1635 donne e uomini sedentari di età compresa tra i 70 e gli 89 anni e a rischio di disabilità. A ogni partecipante è stato assegnato casualmente un programma strutturato di moderata attività fisica o un programma di educazione alla salute su tematiche legate all’invecchiamento oppure un programma di stretching.

Ogni sei mesi i ricercatori hanno controllato la capacità di camminare di entrambi i gruppi, la pressione arteriosa, il peso e la frequenza cardiaca e dopo più di due anni di follow-up, il team ha trovato che il rischio di grave disabilità si è ridotto del 18% tra i partecipanti al gruppo di attività fisica, che erano più in grado di camminare senza assistenza per circa 400 metri.

Inoltre, il numero di soggetti a rischio di riduzione delle capacità motorie, come coloro che avevano subito un intervento, si è ridotto del 28%.

Noi vorremmo cambiare il modo in cui le persone vivono“, ha dichiarato Thomas Gill, Professore di Medicina Geriatrica e coordinatore dello studio. “Mantenere l’indipendenza per gli anziani è un bene per la salute pubblica e una priorità clinica e modificare lo stile di vita è un approccio importante per mantenere l’indipendenza“.

Insomma, più passeggiate a piedi ora soprattutto che le temperature ce lo consentono! E non aspettate di essere anziani per lasciare in garage la vostra auto!

Germana Carillo

fonte: http://www.greenme.it

Il Mais: alimento sacro delle civiltà pre-colombiane dalle innumerevoli virtù benefiche

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MAISIl mais (Zea Mays), sviluppatosi nell’America centrale, è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle Graminacee (o Poaceae), che produce chicchi gialli, rossi o bruni, commestibili, raccolti in grosse spighe che prendono il nome di pannocchie. Fu un archeologo statunitense, Richard MacNeish, a stabilire che la coltura del mais è nata con ogni probabilità nella grande valle messicana di Tehuacàn, nella regione di Oaxaca, supponendo, poi, che i semi siano arrivati in Perù.

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Come preparare il macerato di ortica per l’orto

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Prendersi cura dell’orto in modo naturale significa conoscere i rimedi che possono permetterci di evitare il ricorso a pesticidi e fertilizzanti chimici. Tra di essi troviamo il macerato di ortica. Si tratta di un preparato suggerito dall’agricoltura biodinamica. Il macerato d’ortica è un antiparassitario e un fertilizzante naturale.

Viene preparato con le varietà di ortica più comuni, Urtica urens e Urtica dioica. L’ortica può essere raccolta nei prati o nei boschi in ogni momento dell’anno, tenendo conto che l’estate è il periodo migliore. Per la preparazione del macerato di ortica si utilizza l’intera pianta, fresca o essiccata. Essiccare l’ortica consente di averla a disposizione per preparare il macerato lungo tutto il corso dell’anno.

Come utilizzare il macerato di ortica

Il macerato di ortica favorisce la crescita delle piante, stimola lo sviluppo delle radici e arricchisce il terreno. Può essere utilizzato puro contro gli afidi, spruzzandolo sulle parti colpite dai parassiti, durante le ore serali. Funziona bene per contrastare il ragnetto rosso. Potrete impiegarlo direttamente sul terreno, per prevenire le malattie delle piante e  gli attacchi da parte degli insetti. E’ utile al momento del trapianto. Immergete il pane di terra delle piantine nel macerato d’ortica per qualche secondo, prima di trasferirle nell’orto o in vaso. Irrorare il terreno con il macerato di ortica, sempre tramite uno spruzzino, favorisce la crescita delle piante e la maturazione degli ortaggi. E’ adatto anche per fertilizzare, curare e prevenire le malattie degli alberi da frutto. Come fertilizzante, può essere spruzzato nell’orto o nei vasi una volta alla settimana.

Come preparare il macerato di ortica

1 litro d’acqua
1 kg di ortiche fresche o 200 gr di ortiche essiccate

Per la preparazione del macerato di ortica potrete utilizzare dell’acqua piovana, in sostituzione dell’acqua di rubinetto. Versate le ortiche e l’acqua in un recipiente non metallico. E’ possibile avvolgere le ortiche in una garza traspirante, oppure in un telo o sacco di iuta, prima di immergerle nell’acqua. In questo modo sarò più facile filtrare il macerato quando sarà pronto. Durante la macerazione, il recipiente deve rimanere senza coperchio. Copritelo semplicemente con una retina per evitare l’introduzione di insetti o sporcizia e per permettere il passaggio dell’aria. Posizionate in un luogo tiepido, all’aperto, lontano dal sole diretto. Il macerato può sprigionare un odore piuttosto forte, perciò si consiglia di non riporlo in ambienti chiusi durante la preparazione.

Tempi di riposo

E’ importante tenere conto dei tempi di riposo del macerato. Il macerato è maturo dopo 15 giorni. Trascorso questo periodo, potrà essere utilizzato sul terreno per stimolare la crescita delle piante e come fertilizzante. In questo caso, dovrete diluire il macerato di ortica in 10 o 20 parti d’acqua. Ad esempio; 1 litro di macerato per 10 o 20 litri d’acqua. Se il problema delle vostre piante sono gli afidi o i ragnetti rossi, potrete prelevare una parte del macerato, da spruzzare puro sulle piante, già dopo 12 ore. Potrete anche versare piccole quantità del macerato diluito sul compost, per accelerarne la maturazione.

Conservare il macerato di ortica

Dopo aver filtrato il macerato con un colino molto fine, dovrete trasferirlo in un bidone o in una bottiglia. I contenitori devono essere mantenuti chiusi. Per agevolare la conservazione e per bloccare la fermentazione è necessario aggiungere al macerato un po’ di aceto, in una quantità pari al 2-4% rispetto alla quantita del liquido a disposizione. Potrete conservare il macerato di ortica fino a 1 anno e mezzo.

Marta Albè

Fonte foto: maderifoundation.org