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L’OFF GRID BOX

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L’OFF GRID BOX™ è un modulo di autosufficienza in grado di rendere indipendente qualsiasi unità abitativa.

Off-grid” significa “disconnesso dalle reti“.

schema_cose1Il sistema è un piccolo container alto 2m che arriva agevolmente sul posto, si estraggono i pannelli solari fotovoltaici e si montano sul tetto per produrre energia elettrica e raccogliere l’acqua piovana. I tubi solari sottovuoto producono acqua calda e…

Questo sistema integra:

  • Il fotovoltaico (e il micro-eolico) per l’energia elettrica
  • la raccolta e il trattamento dell’acqua piovana per usi domestici e l’irrigazione
  • il solare termico per produrre acqua calda sanitaria
  • caldaia a pellet o pellet/legna
  • numerosi altri optional

L’OFF GRID BOX recupera l’acqua piovana…


Il tetto fotovoltaico convoglia l’acqua piovana con una grondaia nella cisterna interna da 1500 litri. Una pompa ad alta efficienza con dei filtri meccanici ed UV (Ultra-Violetto) la debatterizzano per poterla usare in casa, nel giardino o nell’orto.

Si possono aggiungere un timer per l’irrigazione, delle cisterne addizionali e/o diluire l’acqua del pozzo se troppo dura o inquinata. Scopri tutti gli optional chiedendo il preventivo.

…e ti porta in casa l’energia
del vento e del sole.


Autoprodursi la corrente elettrica con il sole o con il vento è una grande, grandissima soddisfazione.
L’Off Grid Box ci permette di produrne fino a 20 kWp, stoccarla in sicurezza in robusti accumulatori e convertirla in corrente alternata da usare proprio come quella della rete elettrica ma gratis!

Il sistema solare termico brevettato scalda l’acqua ed è integrato con caldaie a pellet o pellet/legna per riscaldare tutto l’edificio (aumentandone la Classe Energetica). Mettici alla prova!

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Cob House: la casa in terra cruda da costruire in un solo giorno

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La case in terra cruda sono una tipologia di alloggio diffusa in diverse zone del mondo. La terra cruda è costituita da un insieme di argilla, sabbia, paglia e acqua. I materiali di partenza vengono assemblati per realizzare un composto molto resistente, funzionale ed ecosostenibile. In Italia la costruzione di case in terra cruda era diffusa soprattutto in Abruzzo e Marche negli anni Settanta.

Con questa tecnica si dava vita a case in terra cruda, dette anche massoni di campagna. Alla realizzazione contribuivano intere famiglie e tutti gli abitanti di un villaggio. L’idea di costruire case in terra cruda si sta rivelando nuovamente utile, accanto alla riscoperta di un maggior desiderio di rispetto per l’ambiente.

E’ così che negli Stati Uniti Coenraad Rogmans, insieme ad un gruppo di aiutanti, ha deciso di accogliere la sfida di costruire una casa in terra cruda in un solo giorno, o comunque nel minor tempo possibile. Il tutto ha richiesto in realtà circa una settimana, ma l’operazione di realizzazione della casa in terra cruda si è comunque svolta in tempi piuttosto brevi rispetto a quanto necessario per una comune abitazione.

Eppure il risultato di costruirla in un solo giorno avrebbe potuto forse essere raggiunto, a parere di Rogmans, con il supporto di un maggior numero di persone. Il tutto sarebbe stato accompagnato da un’atmosfera allegra e da una grande festa finale, con tanto di costumi tradizionali. La costruzione collettiva delle case in terra cruda richiama ciò che in passato avveniva per i granai nelle campagne.

Per costruire una casa in terra cruda occorrono pazienza e una grande collaborazione, senza contare la fatica, che però sarebbe ripagata dalla possibilità di ammirare la bellezza di quanto realizzato. L’iniziativa ha comunque attirato l’attenzione degli abitanti in breve tempo. Nel giro di pochi giorni gli interessati hanno dato la propria disponibilità ed offerto un contributo economico per partecipare ad un vero e proprio workshop esperienziale.

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Il successo ha dato il via alla nascita di una serie di laboratori per la costruzione di case in terra cruda, nella località di Reno, nel Nevada. L’appuntamento successivo si svolgerà probabilmente il prossimo maggio. Capire come costruire una casa in terra cruda nel corso di un weekend di 3 giorni permetterà ai partecipanti di poter assistere al processo dall’inizio alla fine sotto la supervisione di esperti. Il progetto mira a diffondere una nuova consapevolezza riguardo alla possibilità di costruire abitazioni di campagna seguendo tecniche del passato, che è sicuramente bene riscoprire.

Marta Albè

Fonte foto: flickr.com

Fonte: www.greenme.it

Come auto-costruire una casa in stile Hobbit nel giardino con 180 euro

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Una piccola e accogliente earth house in stile “Hobbit”. Se l’è auto-costruita, con appena 150£ (180 Euro circa), il 59enne Michael Buck, un ex professore di arte, nel giardino della sua principale abitazione a Oxfordshire, una contea dell’Inghilterra del sud-est.

In questi anni ha fatto il giro del mondo la Low Impact Woodland Homel’earth house costruita da Simon e Jasmine Dale, una coppia gallese con appena 4000 euro, diventando, di fatto, la casa degli hobbit per antonomasia, nonché il sogno di tutti quelli che vorrebbero fuggire dalla città. Ma Buck è andato oltre, riuscendo nell’impresa di realizzare questa casetta nel proprio giardino ad un prezzo davvero irrisorio.

Buck ha passato 2 anni a raccogliere materiali naturali e di recupero per la costruzione. Ha impiegato altri otto mesi per dar vita alla sua creazione, realizzata solo a mani nude e senza alcun attrezzo. Come ha fatto? Semplice: ha impiegato un’antica tecnica edilizia, appresa da un libro, quella del “cob”. La tecnica viene addirittura dalla preistoria e sfrutta un materiale da costruzione realizzato da una miscela di sabbia, paglia, argilla, acqua e terra. 

L’argilla è mescolata con sabbia, paglia e acqua. Il materiale, versato su un basamento di pietra, viene pressato usando mani e piedi. Gli strati si accumulano gradualmente, mentre induriscono nel tempo. Il processo è noto come “Cobbing” e dà vita a un materiale resistente, durevole e resistente agli agenti atmosferici.

Per completare la sua casa di terra, Michael Buck si è ingegnato. Le assi del pavimento sono realizzate con il legno recuperato da un vicino. Il vetro delle finestre viene dal parabrezza di un vecchio autocarro. Le pareti sono dipinte con una miscela di gesso e resina vegetale. Il tetto, infine, è una semplice cornice di legno sovrastata dalla paglia raccolta nei campi attigui. Non aveva previsto di utilizzare soldi per la costruzione, ma ha fatto un paio di errori di calcolo che hanno comportato una spesa 150£. Ad esempio, la quantità di paglia di cui aveva bisogno per il tetto era maggiore del previsto, così ne ha dovuto comprare dell’altra.

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La casa di paglia hobbit non ha un impianto elettrico, né acqua corrente e gas. Ma i residenti della casa non ne hanno bisogno: l’acqua arriva grazie a una vicina sorgente, che è stata deviata per sgorgare fuori dalla casa. Non c’è riscaldamento centralizzato, certo, ma le pareti di terra e il tetto di paglia offrono un ottimo isolamento. La combustione della stufa a legna può essere utilizzata per la cottura ed è strategicamente posizionato sotto il letto a castello. Questo fa in modo che i residenti stare al caldo per tutta la notte, mentre per illuminare ci sono candele e lanterne.

Uno spazio ben studiato, a pochi metri dalla porta di casa, serve come frigorifero naturale per le derrate alimentari. La casa dispone di un gabinetto di compostaggio in una dependance di paglia separata con vista sulla campagna dell’Oxfordshire. Lo scopo finale di Buck era quello di dimostrare che per avere una casa confortevole non è necessario pagare un mutuo per tutta la vita.

Roberta Ragni

Foto e fonte

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La stanza calda dentro una fredda. Microambienti con condizioni climatiche ottimali

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Come creare migliori condizioni climatiche all’interno di una stanza fredda senza un intervento lungo e invasivo? Ci hanno pensato due giovani architetti inglesi con gli “Acchiappaluce”, microambienti che catturano luce e calore dall’esterno per trattenerli in spazi più ridotti: in pratica una stanza nella stanza. La scuola d’arte di Hexam, nel nord dell’Inghilterra, ha sede all’interno di un vecchio edificio del 1849 costruito in mattoni. Per via di un scarsa luce naturale tipica di queste latitudini soprattutto nella stagione invernale, di un sistema di riscaldamento poco efficiente e di una grande dispersione di calore data dalla mancanza di isolamento, gli architetti Stephanie Davidson e Georg Rafailidis, nel 2009,  hanno coniato un sistema di irraggiamento selettivo (Selective insulation), in questo caso chiamato semplicemente Acchiappaluce.

AAA Comfort lavorativo: i principi da seguire per il benessere sul lavoro


Si tratta di una “stanza calda dentro una stanza fredda” allo scopo di raggiungere all’interno di un volume più piccolo migliori condizioni climatiche; strategia utile nei casi in cui a causa di tempi di lavoro troppo lunghi, costi troppo elevati ecc… si decida di non procedere all’isolamento dell’intero edificio.

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Gli elementi di partenza del progetto sono 3:

  • una finestra esposta a sud
  • una porta provvista di telaio
  • una scrivania costruita con il materiale di riciclo di tre porte.

Da qui si è passati a studiare l’involucro in grado di racchiudere e connettere questi tre elementi nel modo migliore possibile, allo scopo di acchiappare luce e calore dall’ampia finestra e raggiungere così una temperatura interna più elevata all’interno della nuova stanza.

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Il risultato è la definizione dello studiolo per un artista della superficie di soli 4 mq: la struttura dei microambienti è composta da un telaio di assicelle di legno con sezione rettangolare di 2,50x5cm che sostiene un doppio strato di tessuto plastico cellulare, cioè una membrana a microcamera d’aria utilizzata per l’isolamento delle serre.

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Realizzato in soli 4 giorni con un budget di appena 330 euro, l’Acchiappaluce può essere considerato il prototipo di una serie di microambienti che risolvono situazioni ambientali sfavorevoli in modo veloce, efficiente ed economico. Allo stesso modo di piccoli studioli anche altri tipi di ambienti come bagni, cucine o spazi commerciali, con questa sistema, possono migliorare il loro comfort termico. L’Acchiappaluce è completamente montato a secco perciò può essere allestito più volte, in funzione delle stagioni.

Fonte:  www.architetturaecosostenibile.it

Sicilia – definite le tipologie degli interventi di bioedilizia per gli ampliamenti volumetrici

E’stato pubblicato sul BUR n. 33 del 23/7/2010 il Decreto sul Piano Casa e le opere in bioedilizia dal titolo “Definizione delle caratteristiche tecniche costruttive per gli interventi di bioedilizia di cui all’art. 3 LR 6/2010“. Nel decreto «sono definite le caratteristiche tecniche costruttive per gli interventi di bioedilizia da utilizzare nei casi di demolizione e ricostruzione degli edifici ai fini dell’ampliamento volumetrico fino al 25% previsto dallo stesso articolo 3».

Gli interventi di bioedilizia sono stati suddivisi in cinque tipologie: energia, acqua, rifiuti, materiali, salute e comfort.

Il Decreto prevede, per quanto attiene l’area “energia”, l’adozione delle seguenti tecniche di bioedilizia:

  • utilizzo di caldaie ad alto rendimento a miscelazione o a condensazione o di caldaie a biomassa;
  • adozione di sistemi di cogenerazione, trigenerazione o teleriscaldamento;
  • utilizzo di radiatori a bassa temperatura a parete, pavimento o soffitto;
  • utilizzo di sistemi di ventilazione controllata con recupero di calore;
  • utilizzo di tecnologie geotermiche a pompa di calore;
  • comportamento passivo dell’edificio per la climatizzazione estiva attraverso la riduzione del carico termico dei materiali utilizzati per le superfici esterne (uso di materiali di copertura ad alta riflessione, coperture a verde per il rinfrescamento da evapotraspirazione, pareti e/o tetti ventilati, strutture semiipogee, ecc) o riduzione del carico termico estivo mediante l’uso di materiali ad elevato albedo nonche? utilizzo di sistemi naturali e/o artificiali per il controllo della radiazione solare (ombreggiamento naturale e/o artificiale, uso di vetri a controllo solare etc.);
  • comportamento passivo dell’edificio per la climatizzazione invernale con l’utilizzo di sistemi solari passivi a guadagno diretto (aperture vetrate orientate prevalentemente a sud, elementi costruttivi ad alta inerzia termica, ecc.) ed indiretto (pareti ad accumulo convettivo, pareti-camino solare, ecc.);
  • impianti radianti integrati con sistemi di deumidificazione controllata, ed utilizzo delle tecnologie di solar cooling;
  • riduzione dei consumi elettrici attraverso l’utilizzo di fonti rinnovabili (fotovoltaico, minieolico, ecc.);
  • sistemi che consentono il miglioramento del comportamento passivo dell’edificio per la climatizzazione estiva mediante utilizzo di stratigrafie d’involucro ad elevato sfasamento dell’onda termica; per la determinazione qualitativa dell’involucro edilizio volta a contenere il fabbisogno per la climatizzazione estiva i valori dello sfasamento (S) e del coefficiente di attenuazione (fa), come definiti dalla norma tecnica UNI EN ISO 13786,dovranno assumere i seguenti valori: s ? 12 ore, fa < 0,30.

Il Decreto prevede infine che «L’utilizzo delle tecniche costruttive della bioedilizia previste in fase progettuale e? verificato dal direttore dei lavori e deve essere attestato nello stato finale dei lavori da trasmettere al comune territorialmente competente. Al controllo e alle verifiche conseguenti all’applicazione del presente decreto provvedono i comuni in cui ricadono gli interventi edilizi di cui all’articolo 3 della legge regionale 23 marzo 2010, n. 6».

Fonte: riqualificazioneenergetica.info/